La didattica a distanza è veramente inutile nella formazione professionalizzante? Veramente docenti, specializzandi e studenti devono “trattenere il fiato” fino a fine pandemia, per poter poi tornare alla “normalità”?

E’ fin troppo ovvio dire che l’esperienza vissuta negli ambienti reali di prevenzione, cura e riabilitazione, in ospedale e nel territorio sia insostituibile ma… se non si può?

E soprattutto: è proprio tutto da buttare quello che tanti docenti hanno sperimentato in questi difficilissimi mesi, per ottenere il massimo risultato formativo possibile?

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